Notizie e intrattenimento

liborio am 28. April 2006

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liborio am 27. April 2006

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liborio am 27. April 2006

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Dizionario italiano

liborio am 24. April 2006

Se avete bisogno di capire dei vocaboli , vi consigliamo il seguente sito: sapere. it

„Grazie dei fiori“

liborio am 24. April 2006

Ringraziamo tutti quanti per la partecipazione alla „Festa di Primavera“
Alla prossima!
Grazie dei fiori
Senzaparole

Glossario della moda

liborio am 19. April 2006

Vocabolario illustrato


abbigliamento

s.m.
Etymology: dal fr. habillement, habiller, „abbigliare“

Settore dell’industria e dell’artigianato che produce capi di vestiario e accessori

abbinamento

s.m.
Plurale: abbinamenti

L’accoppiare capi d’abbigliamento o accessori affini fra loro

abbottonare

Etymology: da bottone

Chiudere o fermare un qualsiasi capo d’abbigliamento con bottoni

abbronzatura

s.f.
Plurale: abbronzature

Colore bruno della pelle di chi si è esposto al sole o alla lampada a raggi UVA

abito

s.m.
Etymology: dal lat. habitus-us,“comportarsi“
Plurale: abiti
Sinonimo: vestito

Capo d’abbigliamento generico femminile e maschile

affusolato

agg.

Descrive un qualsiasi capo d’abbigliamento dalla linea allungata e aderente

allacciare

Sinonimo: annodare

Chiudere con lacci un capo d’abbigliamento, un accessorio

applicare

Cucire su un capo d’abbigliamento, su un tessuto o un accessorio, un ornamento di qualsiasi genere

armatura

s.f.
Plurale: armature
Sinonimo: saia

Disposizione dei fili di trama e di ordito, che a seconda del loro intreccio danno vita a tre categorie di tessuti: saia, raso e tela.

baby doll

s.f.
Etymology: dall’inglese: baby (piccola) e doll (bambola)

Camicia da notte cortissima, trasparente, leggermente svasata, e mutandine dello stesso tessuto. Pizzi e fiocchetti sintetici come ornamento. √à una camicia da notte più che femminile. Corta, arriva appena sotto ai fianchi, dalla linea svasata, all’orlo occhieggia un minimo bordo in pizzo o un‘ altrettanto piccola ruche. Esibisce una scollatura arrotondata con nastrino passante, che l’arriccia quanto basta, le maniche sono corte e a palloncino, anch’esse arricciate, oppure preferisce sottili bretelline che sostengono una scollatura a cuore, classica del reggiseno. La camiciola si abbina ad un paio di mutandine dello stesso tessuto trasparente, i toni pastellati sono i preferiti, ma la gamma dei colori possibili è pressochè infinita. Baby Doll è un testo, diventato poi una sceneggiatura, di Tennessee Williams, che sull’adolescenza inquieta la sapeva lunga, il regista Elia Kazan lo sceglie per girare un film, che farà discutere per l’argomento scabroso affrontato. Carol Baker, la protagonista, interpreta il ruolo della giovanissima moglie dell’attempato patrigno, ha appena secidi anni e indossa la famigerata camiciola che scandalizzerà sia l’America puritana, sia lo stato del profondo Sud dove è ambientata la pellicola. Siamo nel 1956. Da qui in poi quella sottovestina da notte della sposa-bambina si chiamerà baby doll, rubando il nome al film di Kazan. Anche Betty Boop, diva ultrafemminile del fumetto, indossava abitualmente il malizioso baby doll, come le burrose ragazzine disegnate da Vargas. Nell’immaginario collettivo rappresenta un indumento dall’immagine sexy, dove la donna gioca, indossandolo, la carta della seduzione

calandratura

s.f.
Plurale: calandrature

Lavorazione del tessuto pressato da pesanti rulli per renderlo uniforme, piatto e liscio
design

s.m.
Sinonimo: disegno industriale

Ter. ing. Progettazione e produzione industriale di oggetti d’uso quotidiano secondo precisi valori estetici

effetto

s.m.
Plurale: effetti

L’aspetto di un filato o di un tessuto che assume caratteristiche speciali a seconda della lavorazione. Ad esempio: maglia ad effetto pelliccia

falda
s.f.
Plurale: falde
Sinonimo: ala
Sinonimo: tesa

Parte del cappello che si estende attorno e oltre la cupola

galoscia

s.f.
Etymology: dal fr. galoche
Plurale: galosce
Sinonimo: caloscia

Calzatura in gomma indossata sopra alle scarpe per proteggerle dall’acqua e dal fango. In origine erano zoccoli di legno portati sopra alle scarpe più eleganti, per evitare che si rovinassero

helanca

s.f.

Fibra sintetica piuttosto elastica, crespata, usata in mischia con la lana o pura. Viene utilizzata per calze e collant

impuntura

s.f.
Plurale: impunture

Cucitura a piccoli punti che risultano uguali sia sul dritto sia sul rovescio. Viene utilizzata per unire due tessuti, ma anche solo come motivo ornamentale

jogging

agg.
Etymology: dall’ing. „to jog“, avanzare a piccoli passi

Di un capo d’abbigliamento indossato per praticare l’omonimo sport: felpa con cappuccio, maglietta in cotone e comodi pantaloni

kapok

s.m.
Sinonimo: capoc

Bambagia che riveste la parte interna del frutto di diverse piante tropicali, utilizzata soprattutto per imbottiture

laminato

agg.

Capo d’abbigliamento o accessorio realizzato in materiale dal bagliore metallico

maglieria tagliata

s.f.

Indica tutti quei capi ritagliati direttamente sul tessuto in maglia. Questo tipo di lavorazione è destinato ai capi più economici, in quanto non vengono effettuate calature per sagomare il modello

nappa

s.f.

Tipo di pelle conciata con metodi naturali, molto morbida e sottile. Viene utilizzata per realizzare capi d’abbigliamento e accessori

organza

s.f.
Sinonimo: organdi
Sinonimo: organdis

Tessuto realizzato con sottilissimi fili di cotone, leggero, dalla trasparenza opaca, è piuttosto rigido. Il suo nome deriva dal francese „organdi“, ma proviene dalla città di Organzi nel Turchestan, che fu nel passato un importante centro tessile. Nell‘ ‚800 era utilizzata per rilegare i libri, poi entra nell’abbigliamento femminile. L’organza viene utilizzata per gli abiti da sposa, anche solo come decorazione, per le ruches o per polsini delle maniche. E‘ un tessuto importante per le creazioni d’Alta Moda, soprattutto per confezionare camicie molto eleganti, dove la sua rigidità è vincente

paglietta

s.f.
Plurale: pagliette
Sinonimo: canotier

Cappello estivo, rigido in paglia. Calotta piatta, circondata da un nastro nero o blu, fermato a fiocco piatto con lunghe cocche che scendono sul dietro e con piccola tesa diritta. Le sue origini risalgono all‘ ‚800, dapprima riservato agli uomini diventa negli anni ’20 il
copricapo ufficiale dell’uniforme estiva delle collegiali inglesi, ed è subito moda. Sino agli anni ’40 ha fatto anche parte della divisa di chi praticava il cannottaggio, e per questo motivo era chiamata anche „cappello alla cannottiera“

quadro

s.m.
Plurale: quadri

Disegno quadrato su tessuto, usato come motivo ornamentale

rasato

agg.

Di una pelliccia il cui il pelo viene pareggiato e reso quindi meno lungo

sangallo

s.m.
Etymology: der. da n. p.

Tessuto a trafori ricamati, prende il nome dalla città svizzera di San Gallo, da dove trae origine. Viene utilizzato come rifinitura per la biancheria intima, ma anche per la confezione di abiti femminili di sapore romantico. Descrive anche il solo ricamo dai piccoli caratteristici trafori

tanga

s.m.

Indumento intimo, soprattutto femminile, mutandina a triangolo sul davanti e con strisciolina sul dietro. Indica anche un costume da bagno della stessa forma. La leggenda dice che sia stato inventato negli anni ’70 da Rose Di Primo, modella brasiliana di orgini italiane, che voleva attirare l’attezione su di s√© durante una festa sulla spiaggia di Ipanema, a Rio de Janiero

uniforme

s.f.
Plurale: uniformi
Sinonimo: divisa

Abito uguale per tutti gli appartenenti ad una stessa organizzazione pubblica o privata, che distingue il grado e il ruolo all’interno di essa. Il primo a volere un abbigliamento uniformato per i suoi soldati fu il re Gustavo Adolfo di Svezia, siamo verso la prima metà del ‚600, concetto poi ripreso da Luigi XIV di Francia. Un secolo dopo quasi tutti gli eserciti d‘ Europa si adeguano a questo modello

velluto

s.m.
Plurale: velluti

Tessuto il cui diritto è caratterizzato da una superficie di peli fitti e morbidi. Può essere in cotone, seta, lana e in altri materiali, liscio o a coste. Lo si ottiene da un tessuto simile alla spugna, rasando tutti gli anellini della superficie esterna. Già conosciuto nel Medioevo percorre la storia del costume vestendo i ricchi e i potenti. Nell‘ ‚800 era destinato soprattutto agli abiti da sera femminili, oggi è utilizzato indifferentemente per capi sportivi ed eleganti, maschili e femminili

wonderbra

s.m.

Reggiseno leggermente imbottito che sostiene ed esalta il seno, mettendolo in evidenza. Lanciato nel ’94 negli Stati Uniti, godrà di un successo internazionale

yé yé

s.m.

Moda in voga negli anni Sessanta che rispecchia lo stile di vita dei giovani in quegli anni. Il nome deriva da „Yeah, Yeah“ intercalare delle canzoni dei Beatles. Minigonna, panta a tubo, colori accesi e geometrie optical caratterizzano il vestire del momento

zebrato

agg.

Imitazione del mantello della zebra. Si dice di un disegno a strisce trasversali e irregolari, chiare e scure o bianche e nere

La pasqua: modi di dire

liborio am 14. April 2006

Lungo come una Quaresima: si dice di una persona o di una cosa, noiosa, insistente.

Ha sperperato tutto e e adesso fa Quaresima: si riferisce a chi ha sprecato i propri beni, le proprie ricchezze e adesso fa digiuno, vive in povertà.

Portare la propria croce: questo modo di dire è da intendersi come la capacità di sopportare e accettare i momenti dolorosi della vita, cos√¨ come Cristo ha accettato e sopportato il martirio sulla croce. Collegato all’episodio della salita al Calvario di Gesù carico della croce c’è un ulteriore modo di esprimersi usato per indicare una dura sofferenza: La sua vita è un calvario. Cos√¨ come: Stare in croce (Stare in pena) e Che croce! sono espressioni che esprimono la gravità di una situazione particolarmente penosa.

Gettare la croce addosso a qualcuno: cioè addossare la responsabilità di un fatto ad un’altra persona.

La croce che ci facciamo da soli è la più pesante: il modo di dire vuol significare che, quando siamo noi stessi a costruirci delle croci, dovremo accettarne le conseguenze.

Essere felici come una Pasqua: riferito a chi manifesta una grande felicità, proprio perchè il giorno di Pasqua è un giorno di grande gioia.

Pasqua Alta: si ricorre a questa espressione quando la festa di Pasqua è in ritardo rispetto al tempo in cui ricorre normalmente, mentre si dice:Pasqua Bassa quando è in anticipo.

Essere come San Tommaso: si dice per indicare un’ostinata incredulità verso una notizia o un fatto, proprio come l’apostolo Tommaso che si rifiutò di credere ai compagni che gli riferivano l’apparizione di Gesù risorto.

Indirizzi della politica

liborio am 10. April 2006

Molto spesso, negli articoli di giornale e in Tv o nella radio si sentono nomi come „Quirinale“, „Viminale“, „Farnesina“ e altri. Sono tutti nomi che indicano, tramite l’indicazione topografica, il ministero, la carica istituzionale o la Persona che ha tale carica. Ecco i più comuni.

Farnesina (la): La Farnesina è il ministero degli Esteri, la cui sede è in Piazza della Farnesina 1.

Palazzo Chigi (senza articolo): Palazzo Chigi indica il presidente del Consiglio dei Ministri, la cui sede istituzionale è, appunto, a Palazzo Chigi. Per estensione l’espressione può arrivare ad indicare tutto l’entourage del Presidente del Consiglio.

Palazzo Madama (senza articolo): √à la sede del Senato della Repubblica, una delle due camere del parlamento italiano; indica quindi il Senato come organo o l’insieme dei senatori.

Palazzo Montecitorio (senza articolo): In questo Palazzo si svolgono le riunioni della Camera dei Deputati, l’altra camera del parlamento italiano. Il termina indica perciò, a seconda dei casi, l’organo parlamentare, oppure l’insieme dei deputati. In rari casi esso può anche indicare il presidente della Camera dei Deputati.

Quirinale (il): sta per il presidente della Repubblica, che in questo palazzo romano ha la propria sede istituzionale.

Via XX settembre : Meno usato degli altri, indica il Ministero o il Ministro del Tesoro.

Viminale (il): In piazza del Viminale si trova il ministero degli interni.
 
 

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Un aneddoto

liborio am 7. April 2006

Ludwig Wittgenstein, un filosofo austriaco nato a Vienna (1889-1951) scrisse un primo libro in cui sosteneva che una lingua è un calcolo, che le frasi sono come operazioni aritmetiche con i loro simboli funzionali (le congiunzioni, le preposizioni ecc.) e i loro numeri (le parole).
Gli fu offerto di studiare e di insegnare all’universita di Cambridge in Inghilterra.
Egli accettò. In quella città trovò un ambiente intellettuale e scientifico molto vivo. Nello stesso periodo si trovava a Cambridge anche un grande economista italiano, andato via dall’Italia perch√© antifascista: Piero Sraffa.I due si conobbero ed ebbero lunghe conversazioni.
Si racconta che un giorno la discussione tra i due diventò molto accalorata. Sraffa non era molto d’accordo con l’amico e improvvisamente fece un gesto molto tipico di Napoli, la città da cui proveniva. Aveva compiuto un gesto per manifestare la sua incertezza. Era uno di quei ‚Äúsegni‚“ molto usati a Napoli, la Firenze del linguaggio gestuale. Ora in questo linguaggio un posto di riguardo spetta alle ¬´grattatine¬ª. Chi non conosce, per esempio, la grattatina sulla testa? Quella che si fa per significare ¬´un attimo, aspetta, sto cercando di ricordare¬ª. C’è un detto di Pulcinella, la più famosa maschera napoletana che dice: ¬´Basta grattarsi la testa e ci ricordiamo anche le cose più piccole..¬ª E ci sono molti tipi di grattatine. Tra le altre la seguente: con la punta delle dita della mano destra, sfregando il mento piu volte sulla parte sinistra, dal basso in alto,. da destra verso sinistra, si esprime quasi un intero discorso che tradotto in parole, suona più o meno cos√≠: √à vero, sicuramente. . .sembra che tu abbia ragione, però c’è qualcosa che non va, ma potresti avere ragione. Eh s√≠, forse… non ci sono dubbi: Ma neanche di questo sono sicuro.
Si dice che quel giorno Sraffa si grattò il mento proprio in quel modo. E Wittgenstein impietr√¨. Da quel giorno iniziò a dubitare delle sue teorie. Il gesto che Sraffa aveva fatto era un ¬´segno¬ª che esprimeva delle cose. Ma era impossibile sezionarlo. Quale parte di esso esprimeva ¬´sicuramente¬ª quale ¬´ma¬ª quale ¬´potresti avere ragione¬ª e cos√≠ via? Nonostante tutto questo, il gesto nel suo insieme riusciva a comunicare un‘ esperienza. Quindi il ¬´segno¬ª, può essere tale senza essere una struttura matematica. L ‚importante è che è sempre qualcosa che si colloca tra persone che interagiscono. E fu cos√¨ che da quel momento Wittgenstein iniziò a riflettere su quel che c’e nelle parole e che non c’e nei calcoli, sul perch√© una lingua non è un calcolo.

il gioco del calcio

liborio am 3. April 2006

„Senza cinema, senza scrivere, che cosa le sarebbe piaciuto diventare?
Un bravo calciatore. Dopo la letteratura e l’eros, per me il football è uno dei grandi piaceri. “
Enzo Biagi intervista Pier Paolo Pasolini, «La Stampa», 4 gennaio 1973
Il calcio è una metafora della vita, sentenzia Jean-Paul Sartre. La vita è una metafora del calcio, corregge il filosofo Sergio Givone. Di certo, calcio e letteratura vanno a braccetto, in una simbiosi ormai consolidata

Eugenio Montale si occupò di calcio, ipotizzando un campionato senza reti: ¬´Sogno che un giorno nessuno farà più gol in tutto il mondo¬ª.
Per Thomas Stearnes Eliot „il calcio è un elemento fondamentale della cultura contemporanea“. Per me, che arrivo dal Sudamerica, dal Brasile, il pallone rappresenta un’utopia, un riscatto, una opposizione al potere. Basta leggere Eduardo Galeano: „Per quanto i tecnocrati lo programmino perfino nei minimi dettagli, per quanto i potenti lo manipolino, il calcio continua a voler essere l’arte dell’imprevisto“
Pier Paolo Pasolini, che è stato una fantasiosa ala destra, si spinge addirittura oltre ciò che hanno dichiarato gli altri scrittori sopra citati:
¬´Il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. √à rito nel fondo, anche se è evasione. Mentre altre rappresentazioni sacre, persino la messa, sono in declino, il calcio è l’unica rimastaci. Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro¬ª.

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